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Racconto, molto eccitante,
di un incontro nato da un sito di incontri sexy...
Titolo originale: Una e una sola volta; Autrice: Ottocentouno; Tratto da: Rossoscarlatto. |
| Le
tre e quaranta e lui ancora non si vedeva. Comunque non l'avrebbe riconosciuto, Elisa per il suo incontro "una e una sola volta " aveva preferito così, una cosa al buio dopo tanto chiacchierare in rete, gli aveva mandato una foto, ma non aveva voluto la sua. Da dieci minuti aspettava seduta al bar del Centro commerciale, chissà se lui la stava osservando, pensava giocherellando nervosamente con il cellulare in mano. Guardava ogni uomo che le passava davanti, qualcuno ricambiava lo sguardo, un paio erano ripassati per dare un'occhiata migliore a quella bella ragazza seduta da sola in evidente attesa: ogni volta un brivido, la ricerca di un cenno, la conferma di un sorriso. Improvvisamente un ragazzino le mise un foglio in mano e se ne andò senza dire una parola. " Vai dalla commessa di Yamamay, ha un pacchetto per te ". Sorpresa, Elisa entrò nel negozio, le fu consegnato un pacchetto e un biglietto: " vai nel camerino e indossali, poi scendi nel parcheggio, ti aspetto al posto A8". La sottoveste trasparente e le coulotte nere mettevano in risalto il suo corpo, rimase a fissare la morbida linea che disegnava i glutei e sorrise soddisfatta. Lo sguardo malizioso e compiacente della commessa quando uscì, come se indovinasse cosa la attendesse, le procurò un brivido, rispose con un sorriso complice, quella complicità che spesso hanno le donne tra di loro quando non c'è competizione. Scese al parcheggio, individuò l'auto e salì accanto all'uomo che finalmente vide in viso: non si era fatta un'idea, non fu sorpresa o delusa, ma il suo sorriso fu caldo e accogliente e lui aveva un bell'aspetto anche se molto più grande di lei. Prima che potesse dire qualcosa, Elisa accese la radio e si rilassò sul sedile. Quando entrarono in tangenziale, guardò l'uomo con aria interrogativa. - Lo saprai presto – furono le sue prime parole, una voce sicura e dolce, tranquilla. Approfittando del cambio di marcia, l'uomo le sfiorava il ginocchio sinistro, ed Elisa si trovò presto a desiderare quel contatto, leggero, quasi involontario, ma entrambi sapevano che involontario non era. Usciti dalla tangenziale, percorsero il viale Forlanini che conduce all'aeroporto, nel traffico i cambi di marcia diventarono più frequenti. Senza farsi accorgere, Elisa spostò un poco la gamba verso il cambio, e il contatto , l'unica cosa che la teneva unita all'uomo in quel silenzio, divenne più assiduo. Alla fine del viale, cominciò la circonvallazione dell'idroscalo e lì vide la prima grande pubblicità del motel Charlie che attirava clienti con le stanze dotate di vasca idromassaggio doppia. Di nuovo guardò l'uomo e d'istinto ritrasse la gamba. - Non preoccuparti, nulla è deciso, deciderai tu – Per un attimo si tranquillizzò, la gamba tornò al suo posto e le sue dita ripresero a sfiorarla. Nel silenzio si era ormai creato un legame, anche se Elisa non voleva sapere molto di lui, lui nemmeno visto che non faceva domande. Lungo la strada i cartelloni pubblicitari del Charlie si facevano più frequenti, scandivano la distanza ...3 km.... 2 km... un conto alla rovescia che le creava una piacevole tensione. - Ci siamo. È il momento di decidere, a sinistra del semaforo c'è un bar dove possiamo bere qualcosa insieme, a destra il motel, scegli tu.- Per fortuna il traffico le lasciò ancora qualche minuto durante i quali allontanò e riavvicinò la gamba diverse volte fino a quando non poté più aspettare, toccava a loro passare l'incrocio. All'ultimo secondo allungò la mano e spinse la leva delle frecce in alto, azionando la destra. Parcheggiarono davanti alla stanza 108, solo allora spostò la gamba, interrompendo il contatto, e scese, ma lui non si mosse. - Entra, spogliati, rimani solo con il mio regalo e se vuoi metti questa. Appoggiati con le mani allo specchio, il sedere bene indietro, e aspetta, ti raggiungo fra cinque minuti – Elisa entrò, uno sguardo veloce alla stanza, non voleva perdere tempo, non voleva farsi prendere dalla paura e scappare. Sfilò il vestitino sottile e i leggins, gli stessi vestiti della foto che gli aveva mandato, e rimise i decolté in vernice blu. Si trovò fra le mani il nastro di seta nera, lo appoggiò sul letto, e si mise in posizione. Ogni minuto guardava l'orologio del cellulare, ne passarono cinque e ancora lui non si decideva, alla fine spense il cellulare e aspettò, con la tensione, il desiderio, la voglia di sapere, di scoprire che si impadronivano della sua mente. Un rumore, finalmente lui entrò, chiuse la porta, e abbassò le luci, tranne quella che scendeva radente lo specchio, illuminando il suo profilo. Vide la sua immagine riflessa, lo vide spogliarsi e rimanere nudo, con il cazzo rilassato. Lo vide avvicinarsi, portarsi dietro di lei, allungare le mani, e lo fermò: - ora, bendami ora -. Al buio accolse le sue mani sul suo corpo, una pressione con il palmo sulla pancia, un'altra nel senso opposto in alto sulla schiena la fecero allontanare verso l'esterno della parete, le mani ben appoggiate. Silenzio. Elisa comprese, lui la stava guardando. Guardava il suo culo, i fianchi leggermente abbondanti, guardava il suo seno che sporgeva verso lo specchio, guardava i suoi capezzoli spingere il tessuto della sottoveste, tesi e duri, lo sapeva, lo sentiva. Così come sentì le sue mani sulla nuca, le dita che scivolano sulla sottoveste verso il basso...fece scivolare le spalline e spinse giù sul piano inclinato della schiena il leggero tessuto. Liberò il seno con i capezzoli duri che ostacolavano la sua messa a nudo, poi la fece raddrizzare e la sottoveste cadde ai suoi piedi. Prendendola per i fianchi la fece girare, e finì di spogliarla. Elisa rimase così, in piedi, nuda e bendata in attesa. Lui le girò intorno, soffiò nelle sue orecchie, con una mano cominciò ad accarezzarle il seno, posò l'altra sul pube, il palmo sul monte di venere, le dita appena appoggiate sulle grandi labbra. Elisa senti la pressione che il palmo faceva sul clitoride attraverso le piccole labbra, era un movimento circolare. Le dita, all'aumentare della sua eccitazione, affondavano nella sua figa, come risucchiate. Cominciò ad agitarsi, a muovere il bacino per cercare di favorire la penetrazione di quelle dita che la stavano esplorando, ma lui desisteva, le ritraeva e le porgeva nuovamente, lo stesso movimento circolare sul suo seno, sui suoi capezzoli, sul suo pube. L'indice e l'anulare scostarono le piccole labbra, con il medio cominciò a picchiettarle sul clitoride, a girargli intorno, a premerlo, a stuzzicarlo. Elisa si abbandonò, sentì la sua erezione montare, si piegò in avanti per far entrare quel cazzo duro tra il solco dei suoi glutei, lo sentì sfregare contro la sua figa, lui la prese per i fianchi e cominciò ad ondeggiare, ma non la penetrava, la teneva lì, sul filo del rasoio, si masturbava usando le sue grandi labbra e la eccitava nello stesso modo. E poi si fermò. Nel silenzio Elisa senti il rumore di un accendino e poco dopo un liquido caldo, denso, iniziò a colarle dal collo verso la schiena, un dito ne accompagnava il tragitto, fino a scendere tra le sue chiappe, nulla fu risparmiato, l'ano, il clitoride... e poi risalì fino a creare cerchi concentrici con bersaglio i suoi capezzoli. Al dito seguì la lingua, a punta, dura. Il primo brivido la raggiunse quando si trovava a metà percorso, sulle reni: - Adesso continua da sola - . Le sue dita cominciarono a sfiorare l'interno coscia, e piano piano si avvicinarono alla sua figa: era meravigliosamente bagnata. Elisa fece scivolare le dita all'interno delle grandi labbra e dopo un massaggio circolare si esplorò. A quel punto si tolse la benda e si guardò allo specchio che rifletteva anche l'uomo, vide il desiderio negli occhi di entrambi, cominciò a penetrarsi e a sfiorarsi leggermente il clitoride, mentre continuava a guardarsi. Era eccitata, era quasi sull'apice del desiderio, così per rimandare l'orgasmo smise e si avvicinò a lui, abbassò le mani in cerca del suo cazzo, ma lui si ritrasse – sono qui per te, per il tuo piacere – sussurrò. Si mise dietro di lei, la girò davanti allo specchio, e la penetrò con un dito dolcemente, Elisa si vide, si vide attorcigliata da quel corpo, la mano che le accarezzava il seno, l'altra mano che scompariva fra le sue gambe. Ormai la ragazza si muoveva freneticamente, l'eccitazione le annebbiava la vista, lui immerse l'altra mano nei suoi umori, lubrificò così l'orifizio, lo allargò lentamente e la sodomizzò. Lei cominciò a tremare, l'orgasmo partì dalle sue viscere, incontrollabile, inarrestabile, lui continuava a masturbarla con un dito e a sodomizzarla con l'altro, penetrando nel suo culo reso morbido dal miele e dai suoi umori. La reazione fu istantanea, venne urlando il suo spasmo, godendo finalmente dopo tanta tortura. Si sdraiò sul letto, in preda agli ultimi fremiti, lui riempì la vasca idromassaggio, quella ormai famosa che aveva visto sui cartelloni della pubblicità. - Vieni, entra nella vasca, siediti – Lui si inginocchiò davanti e offrì il cazzo alla sua bocca. Elisa cominciò a succhiarlo, era la prima volta che sentiva un'erezione crescere nella sua bocca, e la sensazione le piacque: lui spingeva e lei accoglieva, leccando, succhiando, girava con la lingua intorno al glande, ne infilava la punta nella fessura, lo faceva uscire e lo riprendeva, con le dita stimolava la zona fra l'ano e testicoli, leccò il suo culo dopo averlo ammorbidito con l'acqua calda, lo stuzzicava mentre succhiava e volle ricambiare la sensazione terribile e piacevole che aveva provato un attimo prima. Non sapeva ancora se farlo godere nella sua bocca, decise lui per lei, uscendo al momento giusto, lei gli infilò il dito nel culo e lui esplose sul suo seno, sulle sue guance. Elisa rimase un attimo scossa da quella scena, voleva assaggiare il suo sperma, conoscerne il sapore, si sporse in avanti e riprese a leccarlo, a succhiarlo . Di nuovo tornò duro nella sua bocca, ma questa volta voleva sentirlo dentro, si girò a gattoni nella vasca e si appoggiò al bordo, osservando nel grande specchio lui che prendeva posizione. La penetrò di colpo, e si fermò, lasciandole il piacere di muoversi, di roteare intorno al cazzo con le pareti dell'utero , di uscire e rientrare a suo piacimento. Era lei che scopava lui, e lui la lasciava fare. Ma Elisa voleva essere presa, si fermò, lui la prese per i fianchi e cominciò a spingere, la penetrava con furore mentre lei si guardava nello specchio , e si fermò solo dopo il suo orgasmo. Rimase così in silenzio, la sua curiosità era stata soddisfatta, in quell'uomo aveva trovato ciò che stava cercando. Sulla strada del ritorno, nessuna parlava, sapevano entrambi che era stato per una e una sola volta, ma la gamba di Elisa rimase per tutto il tempo accanto al cambio, e le sue dita sul suo ginocchio dicevano altro . |

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